Libera Nos a Malo

“Libera Nos a Malo”

Libera Nos a Malo Recensione

Recensione di “libera Nos a Malo “

Massimiliano Porro, critico e storico d’arte

“Libera Nos a Malo”
Non si risenta la gente per bene
se non mi adatto a portar le catene
(Fabrizio De André)

Quante catene ci imprigionano! Quanti vincoli imposti e, incoscientemente diventati abitudini, ci costringono a soffrire. I tormenti dell’anima diventano oppressioni. La schiavitù non è solo in ciò che subiamo ma anche in ciò che facciamo. Ma accade, un giorno, che si inizi a cercare la libertà.

Libertà di azione, di pensiero, di essere umani a tutto tondo. Ognuno con le proprie peculiarità, ognuno con le proprie diversità. E, in quel giorno, risuonano campane a festa poiché la percezione di noi stessi e dell’universo che ci circonda sta cambiando. Alla pesantezza delle catene che ci ancorano al vissuto, si oppone la leggerezza, racchiusa nel battito d’ali della farfalla. Metafora del respiro libero che esce dalla gabbia del corpo, carcere terreno, per schiudersi in un mirabolante volteggio.

Anna Casu nel suo quadro proclama, con la delicatezza della sua pittura a olio, la necessità di questo strappo, per rischiarare le tenebre che legano le persone all’abisso e non permettono di spiccare il volo. L’arte diventa, ancora una volta, canale privilegiato per scardinare i ceppi e stringere la mano, finalmente libera, del prossimo.

Massimiliano Porro ha insegnato Storia dell’Arte al Liceo Artistico paritario Bernardino Luini di Cantù e tuttora insegna Storia dell’Arte Medievale e Moderna all’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como nell’indirizzo di Arti Visive – Scuola delle Arti Contemporanee e Storia dell’Arte Medievale nell’indirizzo di Restauro. È laureato in Lettere Moderne con indirizzo storico artistico e ha una Laurea Specialistica in Storia dell’Arte e Archeologia. Ha conseguito l’abilitazione SSIS per l’insegnamento nelle scuole secondarie di secondo grado. Scrive articoli per riviste di cultura e recensioni per artisti e per cataloghi di mostre.

Fonte: Fondazione Cea